gdsg_autoritrattoGiovanni Mannozzi, noto come Giovanni da San Giovanni (San Giovanni Valdarno 1592 – Firenze 1636), eccellente maestro, pittore, affrescatore, è stato uno dei maggiori decoratori fiorentini del primo Seicento.

Nato a San Giovanni Valdarno il 20 marzo 1592, fin da ragazzo aveva manifestato una naturale inclinazione alla pittura, contrastata però dalla famiglia: suo padre Battista lo voleva infatti notaio e chierico, sulle orme di Francesco, fratello di Battista. Filippo Baldinucci, principale biografo di Giovanni, testimonia della grande passione di questo ragazzo che appena poteva andava a disegnare a carboncino sui muri della sua Pieve (chiesa di San Giovanni Battista), poco lontano dalla casa ove era nato, nell’odierno Corso Italia.

La famiglia di Giovanni era piuttosto numerosa: oltre al padre Battista e alla madre, Isabella Belisari, era formata dal nonno paterno Agnolo e da un numero infinito di zii: Francesco e Lorenzo, Marietta, Antonia e Maddalena; della famiglia che Giovanni si sarebbe fatto più tardi conosciamo, oltre alla moglie Margherita di Camillo Marzighi, di Firenze, un solo figlio: Giovanni Garzia, che seguirà le orme del padre con risultati non molto brillanti (una nota del convento del Giaccherino di Pistoia, dove Garzia dipinse nel chiostro insieme ad altri artisti, ricorda venti lunette di cui “Gratia figlio di Gio. da San Gio. ne fece sette, che trasse i natali dal padre, ma non ne imitò le virtù“).

– 1608 –
Nel 1608 lascia San Giovanni Valdarno, abbandonando gli studi ecclesiastici, e va a Firenze: il Baldinucci descrive questo trasferimento a Firenze come una fuga. Da subito, e fino al 1612, frequenta come allievo la bottega del pittore fiorentino Matteo Rosselli (Firenze 1578 – Firenze 1650) “in credito di buon pittore, e molto più d’uomo da bene, pratico e caritatevole nell’insegnar l’arte sua“. Presso questa bottega, Giovanni da San Giovanni imparò i segreti del mestiere, specializzandosi nella realizzazione delle figure umane. Il Baldinucci documenta inoltre un alunnato del Mannozzi presso Giulio Parigi, architetto, scenografo, prospettico, disegnatore e incisore: Parigi insegnerà a Giovanni l’architettura e in particolare la tecnica prospettica.

Il pittore, dalla personalità piena di curiosità e di arguzia, trascorre questo periodo a Firenze conducendo una vita che viene descritta, sempre dal Baldinucci, come “selvatica e stravagante“: ad una capacità massima di concentrazione, ad un’ossessiva applicazione allo studio del disegno ed alle letture di poesia e storia si accompagna un’apparire trasandato. La “smodatissima sua applicazione allo studio del disegno“, le notti trascorse in un “letticciuolo” a leggere a lume di candela quei “buoni libri storici e poetici, dei quali fu sempre amico e curioso“, il vestire trasandato come se “i panni gli fossero stati gettati addosso dalla finestra“, i detti arguti e l’umorismo grassoccio avvicinano Giovanni da San Giovanni, nella biografia del Baldinucci, al ritratto di un Annibale Carracci.

– 1612 –
A vent’anni (1612) Giovanni da San Giovanni lascia la bottega del Rosselli e viene accettato all’Accademia delle Arti e del Disegno: da questo momento inizia la sua attività come pittore autonomo. La sua prima opera risale al 1616, rivelando un linguaggio già ben definito: si tratta degli affreschi alla villa del Casale, a San Silvestro a Ruffignano (Sesto Fiorentino), commissionatigli dalla famiglia Carlini presso cui il pittore era ospite. Predilige, fin da subito, la tecnica dell’affresco e manifesta un vivo interesse per le opere di Bernardino Poccetti e di Ludovico Cardi: queste ultime indirizzano ben presto il giovane pittore verso lo studio di Correggio e dei grandi maestri veneti del Cinquecento. Le consonanze con la pittura del Carracci e dei barocceschi senesi (Francesco Vanni e Ventura Salimbeni) non mancano di rinvigorire in Giovanni l’interesse verso la pittura cinquecentesca di area veneta ed emiliana. A Firenze, Giovanni poteva inoltre riflettere sulle “novità” portate dagli artisti chiamati a corte dal granduca Cosimo II, in particolare Jacques Callot e Filippo Napoletano. Il loro estroso e grottesco manierismo non rimase senza influsso sulle prime opere del Mannozzi.

In questo periodo Giovanni attende a incarichi in città, dove i fiorentini imparano a conoscere il suo carattere originale e un po’ scontroso: come in occasione di un lavoro commissionato proprio da Cosimo II, un affresco sulla facciata del palazzo di fronte a Porta Romana (piazza della Calza): per il soggetto era stata ampia libertà al pittore, che scelse un’allegoria di Firenze. Non ne aveva ancora terminata la stesura che riceveva già le lodi di chi passava, ma evidentemente a un certo punto si era accorto che non andava bene: secondo il Baldinucci, “rimessi su i ponti, e di nuovo serratosi attorno a quel muro, mandò a terra tutto il fatto, mentre il popolo gridava a testa, ma egli rispondeva: ‘se piace a voi non piace a me’ “. Il risultato fu che i nuovi affreschi piacquero più dei precedenti.

Giovanni da San Giovanni si distingue quindi fin da subito per opere ad affresco di soggetto decorativo: cappelle private, tabernacoli e facciate di ricche dimore patrizie fiorentine. Fra il 1616 e il 1619 decora la cupola della chiesa fiorentina di Ognissanti e dipinge, sempre ad affresco, cinque delle lunette del chiostro della stessa chiesa completando il ciclo di affreschi del Ligozzi. Nel 1619 lavora a Montepulciano alla Pala con il Martirio di San Biagio. Fra il 1619 e il 1620 Giovanni prende parte alla decorazione ad affresco della facciata del Palazzo dell’Antella in Piazza S. Croce insieme ad altri pittori: tra essi Filippo Napoletano, giunto a Firenze nel 1617. Giulio Parigi avrebbe ideato, secondo il Baldinucci, il programma iconografico della facciata. In realtà esso è da ascrivere in larga parte proprio a Giovanni. Il committente Donato dell’Antella era un influente uomo di corte nonché Senatore e Luogotenente dell’Accademia delle Arti e del Disegno. Suo fratello Francesco, ambasciatore a Malta, aveva inviato nel 1608 a Firenze il noto Amorino Dormiente del Caravaggio. Giovanni lo riprodusse fedelmente sulla facciata del palazzo: spia significativa di un nuovo interesse verso le novità sconvolgenti della pittura di Caravaggio e dei Caravaggeschi. Il caravaggismo “imperfetto” della pittura del Mannozzi negli anni in cui il maestro fu impiegato nella decorazione ad affresco della facciata del palazzo fiorentino è ben documentato dalla tela sangiovannese Decollazione del Battista, firmata e datata 1620. Nello stesso anno dipinge la Carità all’Ospedale di Santa Maria Nuova. Ancora nel 1620 Giovanni dipinge per la sua città natale un tabernacolo, di cui oggi non rimangono tracce; Baldinucci lo descrive così: “Primieramente a capo della strada detta di Santa Lucia, è un tabernacolo di braccia due d’altezza [circa un metro], ove vedesi Maria Vergine con Gesù in braccio: evvi il suo sposo S. Giuseppe, figurato in un venerando vecchio ritratto al vivo da un uomo di quella terra: e v’è anche il fanciullo S. Giovanni“.

Anche nella vicina Montevarchi, nello stesso periodo, Giovanni dipinge altri due tabernacoli anch’essi perduti: il primo si trovava sulla porta di un orto delle suore del Sacro Latte, e vi erano raffigurati la Madonna e S. Giovanni; l’altro, fuori dalla porta fiorentina, era il “tabernacolo di Bartolomeo Rossi”, commissionato dal padre di questi, con la Madonna col Bambino e S. Giovanni: “opera bellissima“, scrive il Baldinucci, “se non quanto il pittore, per essersi forte corrucciato per causa di prezzo col padre del Rossi, che gliela facea fare, seguendo il dettame di sua stravaganza, disfece una di quelle figure, e rifecela a bello studio cieca e stroppiata; ed è da notarsi che questa non so con quanto merito d’approvazione e di lode, forse per pascere la curiosità de’ riguardanti fu allora, ed è stata poi per moltissimi anni, lasciata e forse fino al presente dura così deturpata e guasta“. Nella figura della Madonna, Giovanni aveva infatti ritratto la madre del malcapitato Bartolomeo, che dopo quel servizio si sarà guardato bene da avere di nuovo rapporti con lui.

– 1621 –
Nel 1621 Giovanni parte per Roma. Il soggiorno, in compagnia del fiorentino Francesco Furini, si prolungherà fino al 1627. Nella città papale Giovanni conobbe “gli stenti e le miserie”. Sono, comunque, anni di attività intensa e di studio proficuo della pittura caravaggesca. Giovanni è affascinato, in modo particolare, dalla pittura del Guercino che interpreta, con una sensibilità tutta emiliana, la pittura del Caravaggio. Il pittore sangiovannese intrattiene fecondi rapporti con committenti colti e raffinati, fra essi il cardinale Guido Bentivoglio, che farà affrescare il suo palazzo (oggi palazzo Pallavicini-Rospigliosi). La più bella traccia del periodo romano rimane però con gli affreschi nella chiesa dei Santi Quattro Coronati, commissionatigli dal cardinale Giovanni Garzia Mellini. La cornice della tribuna della chiesa reca: GIO. DE S°. GIOVANNI TOSCHANO FECIT 1623. Nel 1628 Giovanni interrompe il soggiorno romano e si reca in Emilia a dipingere scene celebrative della famiglia Bentivoglio nel feudo di Gualtieri presso Reggio Emilia.

L’anno seguente è di nuovo a Firenze, dove interviene alla Badia a Settimo ed alla Badia Fiesolana. Fra il 1634 e il 1636, anno della morte prematura (Giovanni soffriva di gotta), lo attendono commissioni importanti, ufficiali. Giovanni si avvicina agli ambienti della corte. Dopo il 1634 opera al servizio del cardinale Giovan Carlo de’ Medici. Negli stessi anni procede alla decorazione del palazzo di Alessandro Pucci sul canto di via dei Servi.

L’ultima opera cui Giovanni attende, lasciandola incompiuta alla morte, è la decorazione del salone, che oggi porta il suo nome, al pianterreno di Palazzo Pitti. Gli affreschi, iniziati nel maggio del 1635, dovevano celebrare il matrimonio di Ferdinando II e Vittoria della Rovere nel quadro più ampio della glorificazione di Firenze. Era questa un’impresa monumentale per un uomo già molto malato, costretto a farsi condurre in portantina, e all’uso di due sole dita della mano destra; nonostante tutto Giovanni era partito con le migliori intenzioni: aveva studiato un programma dei lavori da seguire giorno per giorno, procedeva di buon grado e con regolarità.

Una commovente nota risalta leggendo questo suo programma dei lavori: Giovanni voleva ritrarsi nella scena con Maometto e le furie, “con le gruccie e col braccio al collo monco come io so’; e habbi cavato fuora le due dita che mi ha salvato Dio, con un pennellino in mano in atto di guardare in su per mostrare che la detta volta e salone l’ha dipinta uno storpiato, a dispetto delle furie, de i pittori maligni e di Macometto“.

Alla morte del Mannozzi il ciclo era ancora incompiuto e gli affreschi fino a quel momento realizzati rischiarono la distruzione. Salvati per intercessione dell’Empoli, furono poi ultimati da pittori che gli erano stati vicini, fra gli altri, da Francesco Furini, ma l’originale programma dei lavori non fu più seguito.

Morì improvvisamente a Firenze il 9 dicembre 1636, nella sua casa di via Romana.

Venne sepolto nella chiesa di San Pier Gattolino (via Romana, Firenze), vicino alla sua casa. Nel 1705 il nipote lo farà traslare a San Felice in Piazza, vicino alla cappella del Rosso; la lapide che aveva fatto mettere, oggi perduta, era come un invito a non essere dimenticato:

QUOD
JOANNES MANNOZIUS A S. JOANNE
PRO SE POSTERISQUE SUIS MANDAVIT
A. D. MDCXXX
DOMINIC IO-GARZIAE NEPOS ADIMPLEVIT
ANNO D. MDCCV.

OPERE (selezione)

– La circoncisione, chiesa di San Bonaventura delle monache clarisse di Cutigliano.
– 1616-1619, Chiesa di Ognissanti a Firenze, decorazione della cupola e pittura ad affresco di cinque delle lunette del chiostro.
– 1616 ca., Autoritratto, Firenze, Corridoio Vasariano
– 1620, Decollazione del Battista, presso il museo della Basilica, comune di San Giovanni Valdarno
– 1620-1622 La prima notte di nozze, Firenze, Galleria Palatina, Sala delle Allegorie
– 1623-1624 Cristo servito dagli angeli, Firenze, Galleria Palatina, Sala delle Allegorie
– 1627 Venere pettina Amore, Firenze, Galleria Palatina, Sala delle Allegorie
– 1634 Matrimonio mistico di Santa Caterina d’Alessandria, Firenze, Galleria Palatina, Sala delle Allegorie
– 1634 La Pittura che dipinge la Fama, Firenze, Galleria Palatina, Sala delle Allegorie

OPERE (per sito)

– Castelfiorentino (FI): Ss. Antonio abate, Ilario e Rocco nella pinacoteca della chiesa di S. Verdiana;
– Cento (FE): Storie della famiglia Bentivoglio (1628), con la collaborazione di Ippolito Provenzale;
– Certaldo (FI): affreschi Scene della vita della Vergine nella cappella della villa Guicciardini a Vico d’Elsa;
– Colle Val d’Elsa (SI): Storie della Vergine nella cappella Brancadoro;
– Cutigliano (PT): Circoncisione nella chiesa parrocchiale;
– Fiesole (FI): Cristo nutrito dagli angeli (1629);
– Firenze: Allegoria di Firenze (1616) sulla facciata di una casa di Piazza della Calza; affreschi nella facciata del palazzo di Niccolò dell’Antella, tra i quali Cupido dormiente(1619-1620); Scene mitologiche e dell’Antico Testamento nel vestibolo della Galleria degli Uffizi; La visita ai carcerati (c.1616) nel Palazzo Quaratesi; storie tratte dall’Asino d’oro di Apuleio nella villa di Giovan Francesco Grazzini ; Amori degli dei, La Pittura dipinge la Fama in Palazzo Pitti ; dipinti nella volta della Cappella Calderini a S. Croce; putti con l’impresa di Michelangelo nella casa Buonarroti; affreschi (Giudizio di Paride e altri) nei Palazzi Pucci; affreschi (Fuga in Egitto, 1621, e altri) nella cappellina dell’Accademia delle Arti del Disegno, poi trasferiti nel Museo Archeologico; Liberazione e Martirio di S. Pietronella chiesa di S. Trinita; Storie di Cristo (in collaborazione con Nicodemo Ferrucci) nell’ex-refettorio del chiostro del Convento di S. Trinita; contributo alle Scene della vita di S. Francesco nella chiesa di Ognissanti [aa. 1616-1619]; suoi affreschi nell’Oratorio di S. Francesco dei Vanchetoni; S. Massimo soccorso da S. Felice, affresco nella chiesa di S. Felice; Venere che pettina Amore, Ritratto del Pievano Arlotto, Lo sposalizio di S. Caterinanella Galleria Pitti; [La notte delle nozze, in Palazzo Pitti]; Nozze di Ferdinando II e Vittoria della Rovere, La distruzione dei libri da parte del Tempo e dei Satiri, Maometto si accinge ad abbattere la civiltà greca, I satiri invadono il Parnaso, Le Muse fuggono cacciate dalle Arpie mentre poeti e filosofi fuggono verso Firenze, affreschi nel Museo degli Argenti; Enea e Didone, affresco nel Museo Bardini; [Aurora e Tritone (1635-36) già nel Palazzo Pucci e ora nel Museo Bardini]; La Quiete che domina i venti (1632) nella villa La Quiete (Careggi); tabernacolo dipinto nella villa già Torrigiani a Quinto; [affreschi nella villa “il Pozzino”, presso Firenze (1631)]; il Ratto di Ganimede nella villa Corsini a Mezzomonte, presso Firenze (1633)]; affresco (deperito) nel convento dell’Addolorata (Montesenario); Cristo servito dagli Angeli, affresco nell’ex-convento della Badia Fiesolana [a. 1629]; affresco [attribuito] nella villa Pagni (Badia a Ripoli); Il B. Rasone Cesorio tentato dal demonio si rifugia tra le braccia della Vergine, affresco [attribuito] nella Pinacoteca della Certosa del Galluzzo; Giove scaccia Ebe per accogliere Ganimede, affresco nella Villa Corsini (Pozzolatico); Eterno in gloria, Evangelisti, Cristo consegna le chiavi a S. Pietro, Martirio di S. Quintino, Martirio di S. Stefano, Ss. Lorenzo, Stefano, Benedetto e Bernardo nella cappella di S. Quintino della Badia di S. Salvatore a Settimo;
– Kedleston Hall: La burla del Pievano Arlotto (1627), collezione Scarsdale;
– Monsummano Terme (PT): Miracoli della Madonna della Fontenuova (14 lunette ad affresco: 1630-1633) nel santuario di S. Maria di Fontenuova;
– Montepulciano (SI): Martirio di S. Biagio nella chiesa di S. Agnese a Montepulciano;
– Pisa: S. Giovanni Gualberto chiesa di S. Torpè;
– Pistoia: lunette nel chiostro della Maddalena nella chiesa di S. Domenico; affreschi Storie di S. Caterina d’Alessandria nella cappella del Palazzo Pallavicini [secondo S 153, a. 1633];
– Roma: affreschi Paradiso, Storie di Martiri nella chiesa dei Santi quattro Coronati (1623-24); Storie di S. Carlo Borromeo nella chiesa della Madonna dei Monti ; Ratto di Proserpina, Ratto di Anfitrite, Ratto d’Europa, Perseo con la testa di Medusa, Incendio di Troia, Morte di Cleopatra, Allegoria della notte (1623-1627) nel palazzo Rospigliosi Pallavicini (in collaborazione con il Tassi, il Bonzi e Filippo Napoletano), Notte (in collaborazione con il Furini) nello stesso palazzo ; Il contratto nuziale nella Galleria Nazionale d’arte antica ;
– S. Giovanni Valdarno: affreschi [ora illeggibili] Sposalizio della Vergine e Annunciazione(1621) nella basilica di S. Maria delle Grazie e, nella stessa chiesa Miracolo di Monna Tancia (1624) [in precedenza attribuito a Roberto da Montevarchi]; Madonna col Bambino, 4 santi e 2 angeli, S. Giuseppe col Bambino, Decollazione del Battista, nella stessa chiesa; S. Francesco nell’oratorio di S. Lorenzo [ma forse da attribuire a Giovanni di ser Giovanni];
– S. Miniato (PI): Redentore e Madonna nel Museo Diocesano;
– Volterra (PI): affreschi Vita di S. Paolo nel duomo.

DECOLLAZIONE DEL BATTISTA

La Decollazione del Battista è tra le opere più celebri e caratteristiche di Giovanni da San Giovanni; è firmata e datata 1620. E’ attualmente conservata nel Museo della Basilica di San Giovanni Valdarno [>>>LINK] e costituisce, assieme all’Annunciazione del Beato Angelico, una delle opere più prestigiose in esso conservate.

Titolo: Decollazione del Battista
Anno: 1620
Tecnica: olio su tela
Dimensioni: 232 cm x 166 cm
Provenienza: Chiesa di San Lorenzo, San Giovanni Valdarno
Collocazione: Museo della Basilica, San Giovanni Valdarno

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Quest’opera fu commissionata al pittore dai confratelli della Compagnia di San Giovanni Decollato, fondata nel 1543 nella Chiesa di San Lorenzo (Alberti, 1754), per l’altare della cappella sociale.

Il dipinto raffigura il martirio del Santo precursore secondo una composizione calata in una ambientazione contemporanea che rimanda immediatamente alla grande tela del Caravaggio della Cattedrale della Valletta (Malta), dipinta nel 1608. Dal capolavoro caravaggesco Giovanni da San Giovanni cita testualmente la finestra con la grata. Il martirio si svolge all’esterno di una prigione dalla quale si affacciano due carcerati che assistono alla scena. Al centro domina la figura del carnefice che ha appena giustiziato il Battista. Il corpo del Santo giace in terra in una posa contorta mentre dal collo reciso sgorga abbondante sangue che forma una pozza sul terreno. Il carnefice, che nella destra tiene la scimitarra sguainata, posa la testa del Battista sul piatto d’argento sorretto dalla ancella di Erode. La luce, proveniente da sinistra da una fonte esterna del dipinto, proietta scure ombre sul pavimento e sul muro. La tela reca, subito sotto alla grata, la firma dell’autore: GIO. DA S.TO GIO.NI 1620.gdsg_firma

AUTORITRATTO

Giovanni da San Giovanni sperimentò numerosissime tecniche pittoriche: l’affresco, l’olio, dipinse su rame, su stuoia e, non ultimo, su terracotta. L’opera più importante appartenente a questo gruppo di “sperimentazioni” su terracotta è l’Autoritratto, che nel 1675 faceva parte dell’eredità del cardinal Leopoldo de’ Medici (inv. 1890 n. 1724) ed era ricordato così: “un quadro in embrice alto braccia 1 e 1/4, largo 1, dipintovi a fresco il ritratto di Gio. da San Giovanni fatto di sua mano con adornamento intagliato, dorato e straforato, con zazzera corta, con basette e pizzo nero, con collare con gigliettino, si vede tutto l’orecchio sinistro, e nella destra tiene un pennello“.

La firma sul retro, GIO. MANNOZZI DA SAN GIO., non reca putroppo l’anno di esecuzione, com’è tipico per le opere da lui firmate.

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Titolo: Autoritratto
Anno: 1616 ca.
Tecnica: affresco su embrice (terracotta)
Dimensioni: 51.6 cm x 37.4 cm
Collocazione: Corridoio Vasariano, Galleria degli Uffizi, Firenze

Nella Galleria Tadini di Lovere (BG) è conservata la seguente stampa, risalente alla prima metà del XVIII secolo, disegnata da Giovanni Domenico Campiglia (1692-1768) ed eseguita dall’incisore Giovanni Antonio Faldoni (1690 ca.-1770 ca.). Risulta evidente la citazione, anche se il disegnatore ha voluto imporre dei linementi più tesi rispetto alla serenità che, quasi ironica, traspare dall’autoritratto originale.

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Anno: post 1725 – ante 1750
Tecnica: bulino
Dimensioni: 300 mm x 445 mm; parte figurata: 165 mm x 223 mm; parte incisa: 185 mm x 275 mm
Collocazione: Galleria Tadini, Lovere (BG)

Nella monumentale opera “Serie degli uomini i più illustri nella pittura, scultura e architettura”, edita in dodici volumi tra il 1769 e il 1775 a Firenze, è riportata (nel tomo IX, pubblicato nel 1774 dalla Stamperia di S.A.R.[*] per Gaetano Cambiagi) la seguente stampa dell’autoritratto di Giovanni Mannozzi, realizzata dall’incisore fiorentino Giovanni Battista Cecchi. Una copia di questo antico testo è stato scovata da Google Libri nella biblioteca dell’Ashmolean Museum di Oxford, digitalizzata e resa di pubblico dominio a QUESTO link: ne pubblichiamo QUI un interessante estratto riguardante Giovanni Mannozzi.

[*] S.A.R., acronimo di Sua Altezza Reale, ovvero il granduca di Toscana, al tempo Pietro Leopoldo.

 

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CASA NATALE

La Casa Natale del pittore si trova a San Giovanni Valdarno in Corso Italia al n. 105, e fa parte dell’iniziativa ToscanaMusei – Case della memoria [>>>LINK], per la conservazione e diffusione della storia dell’arte Toscana. La Casa Natale occupa uno dei moduli della lottizzazione medioevale di San Giovanni, progettata da Arnolfo di Cambio e mantiene le caratteristiche architettoniche della casa ballatoio con l’impianto originario e la scala in pietra, che collega il piano terra al primo piano.

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Si nota la presenza di un porticato terreno con sostegni e pilastri, probabilmente costruito in occasione della sopraelevazione dell’edificio che ora si presenta con due piani fuori terra e un sottotetto. Nel processo di ampliamento svoltosi nei secoli successivi alla costruzione dell’edificio originario, si sono mantenuti liberi gli spazi delle corti con un’articolazione architettonica e compositiva sostanzialmente organica. I cortili risultano qualificati da un articolato sistema di archi e logge. La loggia del cortile più piccolo disimpegna un antico forno, uno dei pochi in città perfettamente conservato nelle sue strutture originarie. Le due sale al primo piano presentano soffitti a cassettoni con finiture di pregio.
Nell’ingresso dell’edificio si conserva un’estesa porzione di parate in terra cruda (pisé) anch’essa di origine medievale. Attualmente è sede dell’Assessorato alla Cultura ed ospita al suo interno parte della collezione comunale di arte moderna e contemporanea. Sulla facciata, subito sopra il pilastro centrale, è posta la seguente lapide (visibile anche nell’immagine precedente):

arsgiovanni07

Il testo che reca è il seguente:

GIOVANNI DA S. GIOVANNI
GENIALE E VALENTE PITTORE FRESCANTE SOMMO
VISSUTO IN UN TEMPO DI ARTISTICA DECADENZA
SEPPE PIÙ CHE NON VOLLE
______
QUI DOVE NEL 1590 EBBE I NATALI
==== o ====
I SANGIOVANNESI
_____
NON DIMENTICHI DELLE LORO GLORIE PAESANE
POSERO QUESTO RICORDO IL 26 AGOSTO 1894

BIBLIOGRAFIA

• AA.VV., Serie degli uomini i più illustri nella pittura, scultura e architettura, Firenze, Stamperia di S.A.R. per Gaetano Cambiagi, 1774.
• F. Baldinucci, D.M. Manni, Notizie de’ Professori del disegno da Cimabue in qua, Milano, S.T. Classici Italiani, 1812.
• F. Gherardi Dragomanni, Memorie della terra di San Giovanni nel Val d’Arno Superiore, Firenze, Tip. Formigli, 1834.
• (*) Odoardo Hillyer Giglioli, Giovanni da S. Giovanni, Firenze, Istituto di Edizioni Artistiche, 1920; poi Firenze, S.T.E.T., 1949.
• (**) Banti Anna, Giovanni da San Giovanni pittore della contraddizione, Firenze, Sansoni, 1977.
• Mannini Maria Pia – D’Afflitto Chiara, Giovanni da San Giovanni (1592-1636), Catalogo della Mostra tenuta a Barberino Val d’Elsa nel 1978, Sesto Fiorentino, Tip. Nova, 1978.
• (***) Mannini Maria Pia, Schede e biografia di Giovanni da San Giovanni, in Il Seicento fiorentino, catalogo della mostra (Firenze 1986-87), Cantini, Firenze, 1986, voll. I, II, III.
• Cantelli Giuseppe – Zappia Caterina (a cura), Giovanni da San Giovanni a Monsummano, Catalogo della mostra, Monsummano, dal 11 luglio al 11 settembre 1987, Empoli, Barbieri-Noccioli, 1987.
• Della Monica Ilaria (a cura), Giovanni da San Giovanni, disegni, San Giovanni Valdarno, Mostra a Casa Masaccio dal 14 maggio al 26 giugno 1994, Bologna, Alpha libri, 1994.
• (****) Sacchetti Lelli Lucia, Arte e storia a San Giovanni Valdarno, presentazione di Lucia Tongiorgi Tomasi, Fiesole, Servizio editoriale toscano, 2003.

(*) Odoardo H. Giglioli è stato ispettore alle Gallerie di Firenze dal 31/3/1891 al 23/3/1957; questo testo è considerato, ad oggi, il libro più importante su Giovanni da San Giovanni; copie di questo testo sono conservate nella Biblioteca Marucelliana di Firenze e nella Biblioteca Nazionale Centrale di Firenze.
(**) Questo libro di Anna Banti (1895-1985), di pagg. 253 con numerose illustrazioni in nero e a colori, è reperibile alla Biblioteca Marucelliana e alla Biblioteca Nazionale Centrale di Firenze; lo si può trovare per la lettura alla Fondazione Longhi a Firenze, via Fortini 30 (www.fondazionelonghi.it).
(***) Il Seicento fiorentino: arte a Firenze da Ferdinando I a Cosimo III: pittura: Catalogo della Mostra tenuta a Palazzo Strozzi dal 21 dicembre 1986 al 4 maggio 1987. Questo testo è reperibile alla Biblioteca Marucelliana e alla Biblioteca Nazionale Centrale di Firenze.
(****) Dedicato in modo specifico alle opere di Giovanni da San Giovanni nel suo paese natale; questo libro, di 222 pagine, è reperibile alla Biblioteca Nazionale Centrale di Firenze, ma il libro si trova facilmente a San Giovanni Valdarno.

SITOGRAFIA

http://it.wikipedia.org/wiki/Giovanni_da_San_Giovanni

http://www.treccani.it/enciclopedia/giovanni-mannozzi_(Dizionario-Biografico)/

http://www.academia.edu/4476447/Giovanni_da_San_Giovanni

http://sinopiarte.weebly.com/giovanni-da-san-giovanni.html

http://www.poderesantapia.com/arte/giovannidasangiovanni.htm

CURIOSITA’

A Firenze, in via Romana al n. 41, è posta la seguente lapide:

fimannozzi

Il testo che essa riporta è:

GIOVANNI DE MANNOZZI DA S.GIOVANNI
CELEBRE DIPINTORE
TRASFERITOSI IN FIRENZE
DIMORÓ IN QUESTE CASE DI SUA PROPRIETÁ
E VI MORÍ IL 9 DICEMBRE 1636
IN ETÁ DI ANNI 46.

(A cura di: prof. ing. Gabriele BALDI).