Perché la cultura classica: Lucio Russo e la risposta di un non classicista

La matrice classica della cultura occidentale e del pensiero moderno è ben definita ed esemplificata nel libro Perché la cultura classica di Lucio Russo: l’idea del libro è nella premessa da Lucio Russo riportata all’intento di svolgere le ragioni della cultura classica nella propria prospettiva di «persona che, dopo i lontani studi liceali, si è riavvicinata alla cultura classica partendo da interessi lontani da quelli usuali dei classicisti e che avrebbe potuto fornire una visione d’insieme di quella civiltà se non altro non condizionata dalla tradizione delle ricerche specialistiche» (p. 5): da qui Lucio Russo, Perché la cultura classica: la risposta di un non classicista, Mondadori 2018.

La conclusione scientifico-umanistica di non classicista matematico, fisico e storico della scienza della matrice classica antica greca della nostra cultura occidentale è da Lucio Russo ben espressa nell’epilogo del saggio Perché la cultura classica: «Nel mondo occidentale tutti i settori della cultura, dalla scienza alla letteratura, dalla musica alle arti figurative, dal pensiero politico alla filosofia, hanno attinto elementi essenziali dalla civiltà greca, nella quale la cultura era fondamentalmente unitaria: i vari ambiti erano connessi tra loro da mille legami, di cui abbiamo potuto dare solo qualche esempio, e un intellettuale poteva dominarli tutti. Ecco perché gli studi classici hanno potuto fornire a lungo alla formazione di alto livello una base comune di cui oggi si sente la mancanza» (p. 201).

Il valore della cultura classica greca e latina è nel libro Perché la cultura classica da Lucio Russo rilevato mostrando la centralità del mondo classico nella civiltà occidentale fino all’Ottocento e delineando la crisi della nostra cultura nel distacco novecentesco dalla matrice culturale unificante classica: «La tesi principale del libro è che la cultura classica, se profondamente rivisitata, potrebbe assumere di nuovo, pur se in modo diverso, quel ruolo unificante svolto in passato e per il quale non è mai stato trovato un valido sostituto» (p. 6).

Il rapporto occidentale con la matrice culturale unificante classica antica greca e latina è questione di scelta: scrive Lucio Russo nella sintesi della prima parte di Perché la cultura classica: «Il luogo comune secondo cui nel mondo classico dovremmo vedere “le radici” della moderna civiltà occidentale fornisce un’immagine del tutto inadeguata. I moderni, infatti, non hanno semplicemente usato la cultura classica come base sulla quale costruire la propria ma hanno continuato ad attingere in modo essenziale al serbatoio di idee fornito dalle antiche fonti almeno fino all’inizio del XX secolo» (p. 92).

A scelta alternativa e distacco educativo dal mondo classico ha nel Novecento corrisposto la ricerca di una unità culturale teorica astratta: scrive Lucio Russo nell’epilogo di Perché la cultura classica: «Uno degli effetti della rottura con la tradizione classica è stata la diffusione dell’idea di poter creare dal nulla una serie di teorie di validità universale senza rapporto con le esperienze concrete: la matematica bourbakista, le teorie di linguistica generale fondate su basi matematiche, la fisica teorica aprioristica rispetto ai dati sperimentali e le teorie “scientifiche” della storia che dovevano trovare le leggi generali dell’evoluzione delle società umane prescindendo dall’esame della storia reale. Il fatto che nessuno di questi tentativi abbia mai raggiunto il suo obbiettivo costituisce un aspetto importante della crisi culturale iniziata nel Novecento… l’opinione che negli ultimi cento anni anche settori della cultura come la musica  e le arti figurative siano entrati in crisi è condivisa da molti» (pp. 202-203).

Le ragioni del distacco novecentesco dal mondo classico nella sua unità culturale teorica concreta sono da Lucio Russo ben considerate all’inizio della seconda parte di Perché la cultura classica, nel capitolo XI dedicato alla crisi della cultura generale: «La conoscenza del mondo classico si è indebolita nella prima metà del Novecento ed è stata quasi completamente eliminata dalla cultura condivisa dell’Occidente nel corso della seconda metà del secolo… Gli studi classici non sono stati sostituiti da alcun corpus di conoscenze di peso confrontabile, in quanto si sono progressivamente alleggeriti tutti gli studi di carattere generale compiuti nelle scuole secondarie. Questo processo, che ha cambiato in profondità la cultura occidentale, è stato il risultato di fenomeni convergenti di diversa natura… alla disgregazione della cultura generale, ossia di una cultura condivisa almeno dagli strati sociali superiori che fornisse la base comune su cui costruire le diverse conoscenze specialistiche, non hanno contribuito solo… ragioni socio-economiche e politiche… ma anche dinamiche interne alla cultura stessa… Per sostituire gli studi classici nella funzione di base comune delle diverse conoscenze specialistiche occorreva elaborare nuove sintesi in grado di unificare la cultura. L’esigenza è stata sentita in tutto il Novecento e in modo più acuto nella sua seconda metà, ma i tentativi di soddisfarla sono stati tutti fallimentari… Il problema della ricostruzione di una cultura generale di qualità appare in conclusione più aperto che mai» (pp. 107-108-112-113-115).

In Perché la cultura classica Lucio Russo considera storicamente l’utilità sociale e educativa, formativa e scolastica passata, presente e futura della cultura classica antica greca e latina come base unitaria dei valori dell’antirelativismo razionale scientifico, etico ed estetico occidentale: «Se si vuole giudicare l’utilità degli studi classici occorre quindi innanzitutto interrogarsi sulla rilevanza, per la civiltà occidentale del passato e soprattutto per il nostro futuro, dei contenuti delle antiche culture greca e latina… Mi è sembrato, in definitiva, che nella polemica sul “classico” entrambe le parti abbiano assunto senza discuterla l’idea di “classico” sedimentata dalla tradizione degli studi compiuti sotto tale nome, accettando in particolare una contrapposizione tra “classico” e “scientifico” che sarebbe certo impossibile spiegare ad un intellettuale dell’antica Grecia» (p. 5).

Secondo la rilevanza dei contenuti l’utilità della cultura classica antica è in Perché la cultura classica da Lucio Russo significativamente riferita alla civiltà greca dell’età aurea ellenistica come età della rivoluzione metodologica con la quale nasce la scienza come ricerca assiomatica e costruzione teorica di modelli astratti della realtà concreta: «In particolare la scienza europea è nata dallo studio dei pochi trattati ellenistici sopravvissuti. Essa deve alle antiche fonti non solo i suoi fondamenti metodologici, costituiti dai metodi dimostrativo e sperimentale (che non sono mai stati ritrovati indipendentemente) e da una serie di teorie scientifiche la cui origine greca è ben nota, ma anche molte idee specifiche in genere considerate moderne» (p. 91).

Nel delineare la matrice classica antica della nostra cultura occidentale l’influenza sul pensiero moderno della riflessione filosofica sviluppatasi con la scienza greca ellenistica è in Perché la cultura classica da Lucio Russo significativamente rilevata ed esemplificata: «Un importante risultato (probabilmente il maggiore) della filosofia della scienza del primo Novecento è stato il riconoscimento che le teorie scientifiche non sono determinate in modo univoco dai fenomeni studiati. La possibilità che uno stesso insieme di fenomeni sia spiegato da più teorie, detta sottodeterminazione delle teorie scientifiche, fu chiarita per primo da Pierre Duhem (1861-1916) e implica immediatamente che un esperimento può falsificare una teoria ma mai garantirne la verità. Duhem, oltre che epistemologo, era anche un fine storico della scienza antica» (p. 49).

Da filosofia e scienza a letteratura e arti secondo età ed epoche intellettuali unità e lezione della cultura classica antica greca e latina per la nostra civiltà occidentale è in Perché la cultura classica da Lucio Russo ben illustrata e documentata nei capitoli del libro: dall’ispirazione della Statua della libertà alla storia come ricerca razionale oggettiva passando per matematica e scienze, filosofia ed epistemologia, retorica e logica, politica e diritto, psicologia e linguistica, lingua e letteratura, musica e arti figurative la funzione culturale generale educativa e direttiva essenziale dei classici e del mondo classico emerge dalle pagine di Russo ben chiara.