Guglielmo di Ockham: il rasoio e il Trecento

Alla fine del Duecento si ha una prima affermazione della Signoria legata all’indebolimento del potere imperiale con rafforzamento delle monarchie nazionali ed allo sviluppo delle attività commerciali con l’affermazione di un’aristocrazia borghese: le aspirazioni teocratiche della Chiesa portano allo scontro politico tra Bonifacio VIII e Filippo Il Bello con il parallelo scontro tra curialisti e regalisti; alla vocazione mondana della Chiesa tesa alla supremazia ideologica si oppongono i francescani spirituali, nelle cui concezioni rivive l’attesa escatologica gioachimita. E’ la età del cosiddetto agostinismo: ai tradizionali temi agostiniani vi si affiancano motivi avicenniani ed avicebroniani e la polemica nei confronti dello aristotelismo tomista; pur con dissensi interni e spunti originali l’ordine domenicano reagisce alle polemiche stringendosi attorno ai fondamentali nuclei dottrinali del tomismo. Tra la seconda metà del XIII e gli inizi del XIV secolo si collocano poi l’attività e l’opera di Raimondo Lullo: impegnatosi nell’attuazione di un programma di diffusione e difesa del messaggio cristiano con la sua logica e metafisica ars magna Lullo vuole conoscere i segreti del libro della natura; l’esito cosmologico e naturalistico del cosiddetto lullismo ben si accompagna alla influenza della cabbala ebraica delle consonanti tendenze esoteriche.

Con il XIV secolo le strutture economiche della società medioevale divengono affini a forme capitalistiche. Le nuove condizioni socio-economiche determinano una crisi sociale, la quale sfocia in moti di rivolta rurale e cittadina. Con l’ascesa e il maggior peso politico della borghesia, sempre più legati all’appoggio di sempre più forti autorità centrali, si assiste a un decisivo, per le fortune della stessa borghesia, mutamento nella stessa vita intellettuale. Chiesa e Impero sono infine in crisi: caduta nella cattività avignonese l’una deve subire il Grande Scisma; e svuotato della funzione storica l’altro può con Francesco Petrarca definirsi “vano nome senza soggetto”.

Una delle opere più significative della riflessione politica tra la fine del Duecento e gl’inizi del Trecento è la Monarchia di Dante Alighieri: all’affermazione della distinzione di ordine spirituale e temporale ed alla riproposizione della monarchia universale vi si accompagna la affermazione, invece che della subordinazione, della coordinazione del potere civile al potere religioso. L’opera di più decisa opposizione alle concezioni teocratiche appare tuttavia il Defensor pacis di Marsilio da Padova (1275-1343): fusione di una idea laica e mondana dello Stato con la concezione della appartenenza del potere legislativo alla universitas civium ed affermazione della supremazia del Concilio sul pontefice gli aspetti più rilevanti della teorica marsiliana.

Sulla via della svolta culturale del XIV secolo appare il francescano Giovanni Duns Scoto. Giovanni Duns Scoto separa la ragione dalla fede, la filosofia dalla teologia: la filosofia è aprioristica speculazione e dimostrazione. “Scotismo” rimanda all’influenza delle dottrine di Giovanni Duns Scoto: “essere” è univoco; causa prima possibile di un reale possibile che ne presuppone la possibilità Dio deve esistere; Dio è infinito ed onnipotente, e tuttavia è vincolato dal principio di non-contraddizione; distinzione di onnipotenza filosofica e teologica; volontarismo etico; haecceitas principio formale di individuazione. Ripresa da altri maestri francescani la separazione di filosofia e teologia operata da Duns Scoto è portata alle estreme conseguenze da Guglielmo di Ockham (1280-1349).

Per Occam ragione e fede sono distaccate: la teologia non è scienza, ma si risolve completamente nella fede. Limitata solo dal principio di non-contraddizione la onnipotenza di Dio rende in Occam ragione della contingenza di leggi naturali e imperativi morali nonché della superabilità dell’azione delle cause seconde: la separazione tra Dio onnipotente e i singoli individui a Lui legati unicamente dal libero atto della Creazione non permette teologia razionale. Riconducibili alla visione generale di Guglielmo di Ockham sono gli occamisti: concettualismo-terminismo, affermazione dell’esistenza reale dei soli individui con relativa dissoluzione della questione del principio di individuazione, prova della esistenza di Dio con l’argomento delle “cause conservanti”, “principio di economia” o “rasoio di Occam”, affermazione della indipendenza e separazione del potere civile dal potere religioso.

Ad Ockham riconducono per premesse e caratteri ulteriori sviluppi: l’occamismo ed i calculatores del Merton College di Oxford, Maestro Eckhart (1260-1327) e la mistica tedesca, John Wycliffe e Jan Hus.

Il terminismo di Guglielmo di Occam rappresenterà la alternativa medioevale al sostanzialismo di Aristotele: la filosofia di Aristotele offriva bene alla cultura europea del Medioevo una guida; il sistema aristotelico diveniva quindi una rete metafisica da neutralizzare con la costruzione scientifica.

La riflessione metodologica, la osservazione empirica, la indagine sperimentale, la tecnica e la pratica potevano ben acquisire senso scientifico soltanto dalla teoria: sarà la scienza moderna a rintracciare i presupposti teorici della spiegazione scientifica.