La Rivoluzione scientifica: Galileo e il metodo sperimentale

Nel Seicento Galileo Galilei (1564-1642) inizia il moderno metodo scientifico empirico-sperimentale.

Il metodo scientifico empirico-sperimentale prevede la formulazione di ipotesi, la deduzione di conseguenze osservative delle ipotesi e la verifica o cimento come controllo empirico. Se H è l’ipotesi e O ne è la conseguenza osservativa, e se poi “→” e “¬” simboleggiano logicamente rispettivamente l’implicazione e derivazione formale “se… allora” e la negazione “non” o “non è vero che…”, allora 1) la conferma o verificazione e 2) la smentita o falsificazione possono così rispettivamente inferenzialmente schematizzarsi:

1) conferma: [(H→ O) & O] → (H); e 2) falsificazione: [(H→ O) & ¬O] → ¬H.

Tra conferma e falsificazione c’è asimmetria logica: nessuna quantità di evidenze può confermare definitivamente una teoria; basta invece una sola osservazione contraria a smentire una ipotesi scientifica: «Nessuna quantità di esperimenti potrà provare che ho ragione; basta invece un solo esperimento a provare che ho sbagliato» (Albert Einstein).

Ora, al carattere logicamente sempre provvisorio della conferma empirico-sperimentale è legata la legittimità epistemologica della interpretazione ipotetica del sistema eliocentrico copernicano: le teorie scientifiche sono sistemi ipotetico-deduttivi per salvare i fenomeni, cioè per spiegare le cose come appaiono alla nostra percezione sensibile. L’eliocentrismo di Niccolò Copernico poteva così spiegare il fenomeno della retrogradazione dei pianeti, ma rimaneva un’ipotesi matematica. Per passare dall’ipotesi alla realtà fisica servivano evidenze empiriche dell’eliocentrismo copernicano: è l’opzione per il realismo contro lo strumentalismo matematico astronomico a portare Galileo allo scontro con la Chiesa.

Distinguendo il piano della fede religiosa cristiana dal piano della ragione filosofico-scientifica Galileo dice che la Sacra Scrittura, la Bibbia insegna «come si va in cielo, non come va il cielo».